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Testi sulla fotografia digitale tratti dalla Tesi di laurea
di Gaetano Caldarola (1996 Accademia di Belle Arti, Venezia).

Fotografia analogica o digitale?

L'epoca in cui viviamo è caratterizzata dalla presenza di un numero enorme d'immagini che hanno invaso, in sostanza, ogni ambito dell'informazione e della comunicazione.

Alla fine del secolo scorso molti pittori demonizzarono la fotografia affermando che questa metteva in pericolo quello che fino allora era stato un dominio delle antiche arti del disegno, della pittura, dell'incisione. In effetti, nella "rappresentazione visiva del mondo", la pittura difficilmente poteva competere sul piano del realismo con il mezzo fotografico anche se all'inizio quella accettò la sfida di questo affermando una nuova intenzionalità realista. Un esempio di questa tendenza è testimoniata dall'esposizione personale di Coubert del 1855, che venne chiamata Pavillon du Réalisme, così come Réalisme fu il titolo della rivista delle nuove tendenze apparsa nel 1856.(1) Per la pittura, quella del realismo, fu una battaglia persa in partenza ma, non vi è dubbio alcuno sull'entità dei vantaggi che questa ricavò dallo sviluppo della fotografia. Quest'ultima, infatti, riuscì a liberarsi dei vecchi canoni di rappresentazione, trovando vie che le permisero di evolversi in maniera inaspettata. Qualcosa di simile è accaduto in campo cinematografico. Soprattutto il cinema americano degli ultimi anni (Spielberg, Coppola, Lukas, ecc.) ha concentrato i propri sforzi nella ricerca e nella produzione d'immagini ed effetti non adatti al piccolo schermo della TV. Ciò ha garantito la sopravvivenza e l'identità di uno spettacolo, apprezzabile solo su grande schermo e in una sala di proiezione cinematografica debitamente attrezzata. Non di rado, quando si hanno delle invenzioni, si presentano situazioni come quella appena citata. Le invenzioni, per la loro stessa natura (essendo il prodotto di un mutamento di paradigma), costringono gli interessati, o quelli che tali dovrebbero essere, a cambiare approcci, modalità di lavoro e abitudini.

La pittura dovette quindi, prendere atto del nuovo ruolo giocato dalla fotografia nell'ambito dell'espressione e della comunicazione attraverso le immagini, come il cinema ha dovuto rivedere propri modi di "raccontare delle storie" stabilendo nuove originalità rispetto proprio al recente medium televisione. Allo stesso modo, diciamo così, la "fotografia chimica" dovrà prendere atto dell'avvento della nuova dimensione digitale, maturando tecnologicamente ed esteticamente poichè i limiti delle possibilità espressive (e ancor più nell'ambito della comunicazione) della fotografia si sono spostati in avanti e non di poco.

Contemporaneamente all'avvento della tecnologia digitale, nell'universo della rappresentazione fotografica, si è sviluppato un vivace dibattito tra i fautori del "nuovo" e i difensori della tradizione. Alcuni professionisti considerano la fotografia digitale alla stregua di una semplice moda, mutuata da altri settori e destinata ad esaurirsi in breve tempo. Altri la rifiutano o la ignorano, temendo che questa possa intervenire negativamente sulla "purezza" dell'immagine fotografica. La tecnologia digitale ha, in realtà, preso piede in molti ambiti dell'informazione e della comunicazione e questo è provato dalla proliferazione del trattamento digitale dell'immagine, come in molti prodotti audiovisivi oggi in circolazione. Un esempio, più che noto, è quello dello spot pubblicitario della Barilla, con i suoi prati verdi in Piazza San Marco.

Da non pochi punti di vista, la fotografia è in netto ritardo, rispetto al cinema o alla televisione nell'adozione delle tecnologie digitali, anche se nel mercato, soprattutto da qualche tempo, non mancano fotocamere professionali, digitali.

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